ZENZOLA – Di Giuseppe Solfato

ZENZOLA

 

Di Giuseppe Solfato

 

In scena la Teatro Duse di Bari

 

Sta  in DON CHISCIOTTE, Aprile 2010, anno 22, n. 190, pag. 15,  Bari

 

 

Un monologo –  non monologo  che presenta diversi piani di livelli di lettura – ecco in sintesi la struttura di questo intelligente lavoro teatrale di Giuseppe Solfato, che è un’emanazione del suo primo romanzo “Dualalia” (2008). La storia, all’apparenza, è semplice: un barbiere filosofo sosta davanti alla sua bottega e vede passare un vecchio compagno d’infanzia, lo invita a fermarsi e a chiacchierare; avvertendo un disorientamento, gli ricorda il suo cognome “Zenzola” e parte a raffica con una serie di ricordi, considerazioni, briciole illuminanti sulla loro formazione culturale, umana, sociale. Zenzola, però, un po’ per volta diventa “altro”, ovvero l’icona della creatura umana, divisa fra la parte maschile e quella femminile, fra il suo essere “fragile abitante della terra” e i suoi contradditori aneliti verso il trascendente. Rumori, di tanto in tanto, provengono dai “piani alti”, ad interrompere i filosofici “nutrimenti terrestri” del barbiere – suoni indistinti che sono “forse” la rivelazione di un “altrove” – di una misteriosa presenza divina.

 

In “Zenzola” parlano il bene e il male, l’altruismo e l’egoismo, l’incanto e il disincanto, in definitiva tutte le laceranti contraddizioni che ci abitano, comprese le differenti età che sempre ci portiamo dentro.

In scena tre attori – Mino Decataldo e Marisa Eugeni (bravissimi), entrambi sono “Zenzola” e anche la giovane Maria Luisa Mauro (al suo fortunato esordio) è Zenzola giovane che “striscia nell’anima, pulisce dai sedimenti” gli specchi in cui guardarsi.

Molto importante l’elemento “specchio” anche scenograficamente, perché promuoive e accompagna il moltiplicarsi delle immagini interiori che si sovrappongono, si espandono, si contrappongono e disperdono.

Ottima la regia dello stesso Solfato e, d’altra parte, non c’era da aspettarsi nulla di diverso da uno dei più pregnanti rappresentanti della vita culturale barese, che sa amare il nostro dialetto senza provincialismi deleteri ma analizzando, scrutando e poi compiere questi straordinari voli nell’universalità, nelle domande escatologiche, per interrogarsi sul senso della vita.

Due bellissime canzoni aprivano e chiudevano lo spettacolo, di una di esse vi proponiamo il testo.*

 

VITTORIA BELLOMO

 

*Si tratta di Stella Maris e In the garden degli Einsturzende Neubauten.

 

Una replica a “ZENZOLA – Di Giuseppe Solfato”

  1. […] riscoperta della baresità -Verso l’attore -L’altra sera da “Zenzola” Di Cinzia Penco -ZENZOLA – Di Giuseppe Solfato -(Ragioni per l’esistenza di un) Laboratorio Permanente di Drammatizzazione – di Giuseppe […]

Scrivi una risposta a INDICE ARTICOLI « Giuseppe Solfato on the web Cancella risposta

Questo sito utilizza Akismet per ridurre lo spam. Scopri come vengono elaborati i dati derivati dai commenti.