Avrei voluto scrivere ancora alcune cose sulla Patròne. Di come il corpo
generoso, barocco di Marietta dia pienezza allo spazio e di come il
filiforme corpo della padrona, incavato nel trono quasi a suggerire una
linea di fuga, gli conferisca profondità e lo renda essenziale e geometrico.
Una linea retta che solo alla fine si contorce. E ancora di quanto fosse
significativa la recitazione sovraeccitata e a tratti isterica
dell’attrice- si chiama Adriana? – che ha impersonato la signorina. Non
credo che si trattasse di imperizia tecnica, come è parso ad alcuni. Si può
avere una tale impressione solo sotto l’ipotesi banale che il testo sia
totalmente simpatetico con la sensibilità della signorina e prenda le
distanze dal mondo rappresentato dalla padrona e da Marietta.
Dal testo però traspare una compassione per tutto ciò che è umano, anche quando l’umano assume il volto dell’oppressione.
Ma se avessi integrato la lettera in questo modo, quelle righe si sarebbero
pericolosamente avvicinate a qualcosa di simile a una recensione, cosa che non volevo e non voglio fare.
A.B.

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