Venerdì 14 maggio è andato in scena al Teatro “Margherita” il monologo a due voci “Zenzola”, scritto e diretto da Giuseppe Solfato e affidato all’interpretazione di Mino Decataldo, Marisa Eugeni e Maria Luisa Mauro. La fruizione dello spettacolo è complessa e al termine del dramma il senso sfugge, probabilmente perché il significato della narrazione scenica è di per sé spezzettato e frantumato, al pari della materia metafisica e inafferrabile con la quale gli attori vengono a cimentarsi. Zenzola è un barbiere filosofo, personaggio tanto vero quanto surreale. Di primo acchito appare un fuoriuscito, un evaso dalla costrizione di una definizione identitaria. Uno dei tanti protagonisti di un racconto di Stefano Benni o di una sagra alla Pennac, per intendersi, e infatti Zenzola è lo sviluppo drammaturgico di un personaggio contenuto in Dualalìa, opera in prosa dello stesso Solfato, contenuta nelle edizioni Il Filo. Zenzola opera nel suo atelier sotterraneo e sopra di lui la vita fluisce in continui rumori. Voci e clacson, rombi di motori e luci improvvise di tanto in tanto interrompono il monologo del personaggio, che oscilla sperduto tra riflessioni sommesse e impeti di vitalismo. La vita stuzzica Zenzola come fosse un pensiero orticante e invalidante, non il ricordo, né la filosofia religiosa di cui è intriso, gli permettono di venire a capo del dramma. Zenzola è un androgino, ma la doppia sessualità non lo aiuta nella ricostruzione dell’essere persona oggi. La sala da barba si trasforma così in un tavolo anatomico. I ricordi dell’infanzia e della vita scolastica aprono il baule della bellezza, ma in esso vecchi cenci di orrore si sono ormai insediati. Il monologo comprende la voce assente di un vecchio amico, a lui Zenzola racconta storie raggelanti, di dolore e tragicità assoluti. Alla fine il dramma resta scomposto, perché come dice il personaggio “è proprio un mondo insensato, te lo dico io”. In apertura e chiusura le musiche sono degli Einsturzende Neubauten. Il valore del dramma sembra stare nel grado di interdizione che lascia allo spettatore.
Mariantonietta Pugliese

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