L’altra sera da “Zenzola”
Di Cinzia Penco
Una storia, un monologo, un dialogo, un ricordo, un penetrare se stessi e l’essenza dell’uomo, lo spettacolo teatrale che ho visto ieri sera: “Zenzola” è un evento che non puoi definire perché ti investe,
ti pervade e ti accompagna per non lasciarti più.
Una voce, due voci, tre voci,
il passato, il presente, il futuro,
gli attori e noi spettatori allo specchio.
Una vita fatta di piccoli accadimenti e di grandi domande:
la scuola, le strade, il calcio, il lavoro, il successo, il matrimonio, ma anche Dio, la Madonna , il senso, il dubbio, il vuoto.
Nel particolare c’è l’universale.
Zenzola è un po’ tutti noi: esseri capaci di gesti meschini e splendidi allo stesso tempo, pieni di fragilità e di coraggio.
Cosa resta di noi? La nostra lotta che si scioglie in un abbraccio, lo sguardo degli altri riflesso dentro di noi, la parola che si ripete all’infinito?
Il/I protagonista/i si ascoltano, si specchiano, si coprono e si scoprono, si inerpicano sulla scala, strisciano, cantano, ridono, gridano, sussurrano nel disperato bisogno di risposte, di speranze,
di amore. Il pubblico è dapprima divertito, poi sorpreso e attonito nel trovarsi di fronte a qualcosa di inatteso, nuovo eppure antico, profondo e commovente che gli lascia dentro il desiderio di tornare
dal caro barbiere a farsi servire.
Bari, aprile 2010

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