Capelli di Giuseppe Solfato

Capelli

di Giuseppe Solfato

( sta in: Nuovi Orientamenti – Dicembre 2006)

 

 

 

Capéllo = dal latino capillus, ciascuno dei  molti peli che si sviluppano sulla pelle che riveste il cranio ( di solito la parola è usata nel plurale ).

Nota di fonetica: la corretta pronuncia italiana prevede la e chiusa e non aperta come si ostinano ad allargare i baresi, nonostante dispongano del dialetto capidde.

Che i capélli occupino un posto nobile nell’immaginario individuale è facile  desumerlo: basta guardarsi in giro e ovunque rileveremo la cura, talora persino maniacale, che ciascuno mette nella cura della propria capigliatura. Quando c’è.

Si direbbe che la storia di qualche migliaio di anni non abbia mutato granché  riguardo a questo atteggiamento. Già gli Egizi ci restituiscono complicate acconciature.

E’ solo un fatto estetico?

La vicenda di Sansone ( I Giudici, 13 – 16 ) illustra la stretta relazione esistente tra i capélli e la divinità. Egli era un nazireo e in quanto tale non poteva radersi la testa “ perché la consacrazione del suo Dio è sopra il suo capo. Per tutto il tempo del suo Nazireato egli è consacrato al Signore. “ ( I Numeri, 6, 1 – 21 )

Non sarà inutile ricordare che nei riti di iniziazione ( prendere i voti monacali, per es. ) un ruolo fondamentale è giocato dal taglio dei capélli: la loro ricrescita sta per la rinascita spirituale che accompagna il percorso che segue. Quando Jung affronta l’argomento ( Psicologia e ReligioneBollatiBoringhieri, 2000, pp. 221 e segg. ) spiega la tonsura “ con l’antico concetto secondo il quale il trasformato era ‘ un bambino neonato ‘ (neophyta, quadrimogenitus ) dal capo ancora calvo. “

Fosse solo per sentito dire, tutti sanno del ruolo fondamentale svolto dai capélli nei riti magici.

“ 1.o Filtro Magico – Per concludere un matrimonio si debbono tagliare tre ciocche dei propri capélli: una sull’orecchio destro, uno su quello sinistro e l’altra al centro della nuca.

Con le ciocche si forma una croce a sei punte che si deve legare con un nastro di seta nera ( …) “      ( Mago d’Arcella – Antonio Battista, Magia Fatture _ Malocchio e Legami d’Amore, Roma, 1976 );

così come tutti sappiamo che il taglio di capelli ‘alla maschietta ‘ è l’epitome stessa dell’emancipazione femminile all’inizio del XX secolo nelle aree più avanzate del mondo occidentale.

Il cinema del secondo dopoguerra, oltre che essere marcato per sempre dalla conturbante capigliatura fulva – al di là di qualsiasi bianco e nero – diGilda ( Charles Vidor, 1946 ), tocca uno dei suoi vertici più popolari e commoventi con “ Il Ragazzo dai Capélli Verdi “ ( Joseph Losey, 1948 ) dove la singolarità del colore riecheggia, persino nel titolo inglese ( The Nature Boy ) il grido romantico   ‘ Back to Nature ‘ al fine di sottolineare un’alterità che è la sola via alla purificazione dei cuori dopo l’immane disastro causato dalla guerra.

Per venire a tempi più prossimi ai nostri, val la pena di ricordare che Pasolini  si occupò delle lunghe capigliature maschili ( dei cosiddetti capelloni ) in un articolo del 7 gennaio 1973 ( ora in Scritti Corsari, Garzanti 2006, p. 5 ). Egli ne fa una lettura semiologia per distinguere tra i capelloni del 66 – 67 e quelli degli anni ’70. I primi protestano contro la civiltà consumistica:           “ Noi opponiamo la follia ad un destino d’executives “ Col tempo, “ la maschera “ si diffonde a macchia d’olio, si fa moda, per cui, “ il linguaggio dei capélli lunghi non esprimeva più ‘ cose ‘ di Sinistra, ma esprimeva qualcosa di equivoco, Destra – Sinistra ( … ) “.

Se andiamo indietro nei nostri ricordi dobbiamo convenire che, in parte, il discorso di Pasolini  _ qui da noi, in quegli anni -è corretto. Non dobbiamo, altresì, dimenticare che tra il ’56 e il ’66 erano già successe delle ‘cose ‘ nel mondo anglosassone, che aveva esportato ovunque la filosofia dei capelli lunghi; ‘ cose ‘ che prescindevano dal colore politico e che, anche attraverso le acconciature dei capélli – trasandate quelle dei beatniks, a caschetto inappuntabile quelle dei Beatles – dichiaravano il disagio giovanile e la voglia di rinnovamento. I Rolling Stones urlavano  “ I can get no satisfaction“ e, Baccanti furibonde, spaccavano chitarre in scena e roteavano teste cespugliose issate su  corpi sempre più consunti dalle droghe nel tripudio incontenibile di folle giovanili plaudenti.

Ma erano anche gli anni in cui i parrucchieri diventavano Coiffeurs pour Dames ( in Viale Unità, a Bari – allora viale Cavour – faceva bella mostra di sé l’insegna Coiffeur Josè / Pinuccio ) e gli stessi barbieri azzardavano scritte più ardite per segnalare un’emancipazione anche linguistica                    ( straordinario, in questo senso, lo shop’s barber di via Dalmazia: da bacchettate sull’unghia del mignolo destro).

Poi sono arrivati i punks che hanno elevato ad arte l’addobbo delle loro capigliature, vere o false che siano.Ancora oggi se ne incontrano per strada. Per tutti gli anni ’80 e ’90  a Camden Town e a Portobello Rd.  i punks londinesi si sono messi in posa per l’obiettivo dei turisti dietro pagamento     ( anticipato ): se non pagavi erano dolori.

Va detto, comunque, che per noi, oggi, figli contaminati del postmodernismo, tutto va bene: capélli corti medi e lunghi, ricci ondulati e lisci, rossi gialli e azzurri, etnici rasta e leopardati, gelatinati bagnati e scolpiti. Ci rechiamo dallo hair – stylist di Corso Cavour, rigorosamente monosex, ma non disdegniamo neppure  u’ varviire di via Nicolai ( ma cosa elide quell’apostrofo? E non dovrebbe essere varviere? roba da bacchettate sull’unghia del mignolo sinistro ). Sempre di capélli si tratta.

Restano uno degli argomenti preferiti di Susy e Teresa, due signore agées che incontro periodicamente.Inevitabilmente si ripetono l’un l’altra, nonostante la pericolosa censura esercitata dalla mia presenza : “ Che hai fatto ai capèlli ? “ “ Hai ragione, devo rifare la tintura. “ “ Non so che mi succede ultimamente: non riesco a tenerli. “ “ Lo sai, basta un po’ di umido. “ La conversazione si fa sempre più osé ed è assicurata per la mezz’ora seguente. Sino alla tremenda ammissione “ Sì, li ho spuntati. “

Per conto mio, ho perso il conto dei conoscenti smarriti per strada, innegabilmente avviati sulla trafficatissima autostrada – già percorsa, ahimè – della calvizie. Succede sempre dopo la consegna del dono rituale di un libro con dedica: “ Prima che il vento disperda i tuoi capélli. “

Poetico, no? E allora?

 

Una replica a “Capelli di Giuseppe Solfato”

  1. […] arrivato piripicchio -La Veglia di San Giovanni -Bari 2003 -Capelli -Corso Càvour o corso Cavoùr? E’ ora di usare gli -accenti giusti -Lettera – ZENZOLA – da […]

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