Bari 2003 di Giuseppe Solfato (sta in: Onde, libretto dello spettacolo omonimo, pubblicato a cura del L. S, Scacchi, Bari, 2005)

Bari 2003

di Giuseppe Solfato

(sta in: Onde, libretto dello spettacolo omonimo, pubblicato a cura del L. S, Scacchi, Bari, 2005)

 

Vivo in una città bellissima. E’ una di quelle mattine magiche in cui il mondo ha i colori giusti. Fa freddo. Il cielo trasparente come d’opale s’intride d’una linea più densa all’orizzonte che, per noi che siamo qui, è l’Albania..

Dal Fortino l’occhio si strugge sull’intrico di alberi delle barche alla fonda, intramati dietro i ciuffi delle palme, prima del profilo della città che si distende amichevole.Il Barion, l’albergo delle Nazioni, la Regione, l’Aeronautica, la Caserma Borgia, la Rai e al diavolo Pane Merda e Pomodoro, Punta Cogliotti e Torre all’amianto.

Mi piacciono anche questi grandi ombrelloni bianchi, custodi di promesse d’estate, e la pietra viva restituita al suo candore. San Nicola si dispiega come un’immensa vela lattea gonfia di vento. Rileggo  la targa di Santa Scolastica avvolto da ondate di profumo di bucato appena steso. Sa di buono. Sa di casa.

Sono a casa. Tutta la città è casa. Qui sono al sicuro.

Svolto per Largo San Pietro e l’attraverso di sghembo. Calpesto la pietra con le mie scarpe di gomma issato su millenni stratificati e m’invade la certezza che io sono di qui, sono di queste pietre. Appartengo al segreto di queste pietre.

Donne affaccendate mi guardano appena dagli usci spalancati. Un enorme pastore tedesco mi viene incontro, interessato com’è alla mia cagnetta. Lina scodinzola vanitosa, avvezza al corteggiamento dei maschi.

Auand’u cane, auand’u cane. Le donne inseguono minacciose il loro cane ignaro. Rex! Rex!

Afferro Rex per il collare e lo tranquillizzo. Una ragazza sfacciatamente prosperosa  affacciata a un sottano più avanti  mi intima: “Giovane (?), svelto! Datti al tacco.“ Il pastore è restituito alla sua televisiva proprietaria  e la piazza si richiude dietro di me come acqua che si richiuda su se stessa..

Attraverso un arco bassissimo che termina in una corte linda. L’uomo esageratamente magro che mi ha seguito a rispettosa distanza  approfitta d’un mio sguardo per sentenziare che a tempo a tempo ho fatto a mettere in salvo  il mio cane dalle fauci mortali del pastore. “Lo conosco quello. E’ troppo venale!“. E si storce in una smorfia di disgusto che ti par quasi di sentirgli scricchiolare le povere ossa.

Sono in strada 62 Marinai. Riecco San Nicola con la sua faccia di luna piena  nel riquadro dell’arco che la incornicia. Buongiorno, buongiorno! Il venditore di terrecotte mi sorride. Vitino s’è trasferito dall’Arco Meraviglia: carino il suo nuovo bar. La Chiesa  Madre. Il Castello. Concitato vociare di  donne al di là dell’Arco Basso; si fa sempre più forte mano a mano che mi avvicino. Sostenute e indispettite le voci rotolano su e giù per il vicolo. Quella del primo piano è la più incazzata. Una questione di soldi, pare. Eppure sa di copione mandato a memoria. E’ prova di gorgheggi a chi strilla più forte. Sorrido. Una delle donne ha capito al volo. Eccomi diventato il pubblico divertito ed è tutto un rincorrersi di frizzi smodati ed esagerati a mio beneficio. Sono nel mezzo di una teatralità antica che mi dà un ruolo, mi protegge da me stesso, scandisce con rigore il suo repertorio sempre uguale e sempre nuovo. Buongiorno, buongiorno!

Buongiorno.

Sono stordito dalla folla dei bucati del lunedì stesi ad asciugare al di sopra di reti di orecchiette sospese su trespoli improvvisati.

L’uomo-dell’Ape  loda le sue ineguagliabili arance, i suoi ineffabili mandarini. Ne compero una busta.

Sono giunto al Largo Chiurlja. Via Sparano è già inondata dal sole. Tre filippine grasse, sedute sul bordo della prima vasca  parlottano e guardano verso il campanile della cattedrale. Sussurri in una lingua sconosciuta. Per quanto ancora? Chissà se i loro figli già si spanzano di braciole al sugo e patate, riso e cozze. Ci rimandiamo il cenno d’un sorriso.

Gli oleandri di via Putignani. La facciata rossa del Petruzzelli ferito. Per quanto ancora?

Via Principe Amedeo. Via Dante.  Studenti in libertà sciamano chiassosi e distratti. Un’ultima pipì.

 

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  1. […] arrivato piripicchio -La Veglia di San Giovanni -Bari 2003 -Capelli -Corso Càvour o corso Cavoùr? E’ ora di usare gli -accenti giusti -Lettera – […]

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