(Ragioni per l’esistenza di un) Laboratorio Permanente di Drammatizzazione
di Giuseppe Solfato
(sta in: Il Liceo nella Città – a ottanta anni dalla istituzione del Liceo Scientifico “A. Scacchi”, – Bari, Litopress, 2005)
1. Il Liceo “Scacchi“ di Bari ha un’antica tradizione di valorizzazione delle attività creative di studenti e docenti.
Per restare agli ultimi diciott’ anni (tanti sono più o meno gli anni della mia permanenza), vanno ricordate le generose produzioni teatrali del compianto prof. Tiengo con il suo gruppo Jonathan . Ma va pure menzionata Donna Gentil (1992), un’esperienza di scrittura a più mani arricchita dall’esecuzione di brani polifonici del ‘400 e ‘500, che coinvolse vari docenti (Annamaria Dubla – Lettere, Annamaria Damiani – Disegno e Storia dell’Arte, Anna Milella – Religione, e lo scrivente, ordinario d’Inglese). Altro notevole sforzo produttivo fu la messinscena di Midsummer Night’sDream (2001) per mia regia e traduzione in quattro lingue. Nel 2002, inoltre, curai l’allestimento di pièces del Teatro Futurista Sinteticofinanziato con una borsa I. R. R. E. – Puglia.
Tanto, per dire solo delle occasioni più rilevanti: ma non bisogna neppure tacere delle miriadi di interventi musicali e variamente artistici che sono la quasi quotidianità dello Scacchi .
L’avvento del P. O. F., sotto la direzione sempre attenta e partecipe del preside (pardon, del dirigente scolastico) Emanuele Stellacci, non ha fatto che dare nuovo impulso e più sicura finalizzazione a quelle attività.
Sono due anni, ormai, che è stato istituzionalizzato un Laboratorio Permanente di Drammatizzazione affidato al sottoscritto (coordinatore e attività teatrali) con Anna Milella (attività musicali) e Cinzia Penco – Inglese (Organizzazione). Il Laboratorio è aperto alla collaborazione di quanti ne sono interessati : tra i più assidui, va citato il prof. Roberto Zecca – Disegno e Storia dell’Arte (Grafica). A tutt’oggi, le produzioni delLaboratorio Permanente sono state:
2002 : Preghiere di Pietra;
2003 : Carro Bestiame; Ponti;
2004 : Antigone di Sofocle in mia riduzione, in coordinamento con l’ass. cult. Il Foyer – Bari.
2. Ma, a che serve un Laboratorio Permanente di Drammatizzazione in una scuola ? a chi serve?
La risposta al chi non ha esitazioni: agli studenti.
Sul che, sul cosa bisogna esporre le ragioni in modo più articolato e complesso se si vuol essere credibili.
Bisogna sgombrare subito il campo da facili accostamenti lessicali, spiegando che drammatizzazione e teatro – spesso considerati sinonimi – indicano ambiti talora complementari ma, sempre, diversi.
Il Laboratorio di Drammatizzazione è un luogo mentale più che fisico, dove avviene un incontro di curiosità, sensibilità, percezioni intorno a idee o fatti che, per oggettivarsi fuori del sé, ricorrono a schemi e scansioni riconducibili all’esperienza teatrale.
Sto dicendo che, questo attingere alla propria capacità di percezione – fatta di stupori, paure, angosce, nodi, sogni, prende forma e si rende visibile attraverso una messinscena. Questa, sì, fa uso del codice teatrale, cioè di quel sistema visivo di suoni e gesti che, per essere, ha bisogno di completarsi nello spazio mentale dell’osservatore.
In conclusione, la drammatizzazione è operazione tutta interna a chi la pratica; il teatro si rivolge all’esterno, così come l’etimologia greca della parola indica (théatron da theàsthai = guardare come spettatore). Nella pratica della drammatizzazione, dunque, si è autori, interpreti e pubblico dell’azione elaborata. Insomma, questo è il luogo (o se si preferisce, il non-luogo) dove si va all’incontro con schegge dell’Ombra individuale.
Il confine con lo psicodramma – come sempre spiego agli allievi – sta nella costituzione di un discorso scandito da ferree regole interne che coinvolgono ritmo, luce, movimento, dizione, ecc. : quella cosa che, nella formulazione finale, chiamiamo spettacolo.
Dunque, per rispondere alla domanda iniziale, un Laboratorio di Drammatizzazione, nella scuola, serve proprio a questo: a rendere esplicita la creatività individuale attraverso la codificazione di una messinscena. Al centro c’è la crescita spirituale e scolare del ragazzo. Scuola di talenti e scuola di saperi insieme.
Si parte, in genere, da un’idea forte. L’ultimo lavoro in tal senso è stato Ponti (1): il ponte è una struttura che unisce o, piuttosto, esalta una separazione? Il ponte richiama simboli, associazioni mentali, metafore?
Ad una prima ricognizione si scopre che il ponte è fonte copiosa di ispirazione per autori letterari, giornalisti, ecc. Si parte, quindi, alla ricerca delmateriale, operazione che coinvolge tutto il gruppo che si è raccolto intorno all’idea.
Val la pena di sottolineare che si tratta di gruppi eterogenei formati da maschi e femmine (queste, sempre in costante prevalenza numerica, va detto) e interclassi.
In genere, rimangono una trentina di ragazzi provenienti dalle più diverse estrazioni, talora con problematiche fisiche e relazionali ben evidenti: timidi, balbuzienti, afflitti da handicap fisici o da semplice, esasperata ritrosia.
E’ fondamentale che il conduttore crei un sentimento d’accoglienza che abbatta qualsiasi tipo di barriera fisica e psicologica. Il ragazzo deve sentirsi dentro un gruppo vitale e solidale e sviluppare la convinzione che egli è parte integrante di una coscienza collettiva.
Se poi il conduttore comunicherà che egli ignora il percorso da fare proprio perché questo si dipana dai contributi individuali, il ragazzo saprà di essere dentro un processo che si compie anche grazie a lui.
L’obiettivo che il conduttore si prefigge è, dunque, quello di sviluppare negli allievi il sentimento di essere protagonisti di una scelta collettiva.
Così è stato per Ponti. Individuati i temi e gli autori, si è passati alla selezione dei testi (da San’Agostino – in latino -, a T. S. Eliot, a Kafka – in traduzione, ecc.) e all’attribuzione delle parti, attraverso provini volti ad identificare gli interpreti più incisivi. Qualcuno dei partecipanti ha dichiarato che avrebbe potuto esprimersi più compiutamente attraverso la danza. Invitato ad elaborare movimenti corporei sul tema del ponte, ecco nascere la toccante coreografia presente nel montaggio finale.
L’espressione conclusiva è stata limata, scarnificata, corretta, rielaborata, provata e riprovata, insieme alle musiche e ai cori affidati alla ineguagliabile maestria di Anna Milella (sempre presente ai lavori insieme a quella infaticabile, pazientissima mediatrice che è Cinzia Penco), finché non si è avuto lo spettacolo, così come il pubblico l’ha visto.
Il plauso, gli applausi, la commozione, l’apprezzamento, le critiche sono indispensabile corollario. Quello che veramente resta nella testa dei ragazzi è, però, il senso tutto speciale di un viaggio: sono approdati in luoghi insospettabili dello spirito; hanno cominciato a comprendere l’opulenza di altre anime che trascorrono lentamente accanto alla loro; hanno scavalcato orizzonti imprevedibili che, parafrasando il poeta, fanno da spiaggia ad altri mari.
Tutti da attraversare.
Postilla
Quello che abbiamo sempre avuto in mente è il ragazzo con la necessità della sua crescita armonica.
Laddove l’individuo stenta a trovare la via della sua espressione compiuta, sappia egli per certo che dovrà e potrà sempre soccorrerlo la sua fiducia nel gruppo.
Prendete Vito e Francesca.
Due esempi di ragazzi la cui ritrosia rende un filo le loro voci quando devono parlare per loro stessi. Nascosti dietro i loro rossori ci sono la loro voglia di urlare, il loro sogno di venire alla ribalta, sotto la luce abbagliante di un faro che li inquadri.
La drammatizzazione gliene offre la possibilità.
Guardate quella cerbiatta di Francesca quando, per adeguarsi allo spirito collettivo, urla la sua rabbia per il ponte spezzato di Mostar.
Luigi no. Gigi è altro. Questo piccolo farabutto, troppo a lungo ha dovuto fare i conti con la sofferenza che gli procura la diversità del suo corpo.
Questo ragazzo, signori, è l’esempio di uno il cui spirito giganteggia sul corpo. La sua anima diritta svetta sicura sopra di lui con gambe robuste e chilometriche. A grandi falcate è venuto verso di noi, condotto dalla forza del suo amore per la vita. Recitare è la sua occasione per mostrare la sua anima meravigliosa. Sa per istinto le pause, i silenzi, le fughe, le allusioni dell’arte sublime dell’attore che, fingendo di fingere, svela il volto più segreto della poesia.
Vito, Francesca, Luigi, oggi, sono creature reali. Ma sono certo che si aggirano ovunque intorno a noi. Basta aguzzare la vista ed eccoli lì. Ovunque nello spazio e nel tempo. Aspettano solo di essere riconosciuti. E’ compito di una scuola moderna che abbia voglia di star dentro la storia aiutarli a rendersi visibili. Con i mezzi che di volta in volta ha, con quello che di volta in volta sa esprimere.
Colui che sa – e qui parlo del docente – è altro da colui che solo sa, proprio in virtù della consapevolezza, – perfino della manualità, direi -, che metterà nell’aiutare la crescita dei ragazzi affidati alle sue cure.
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(1) E’ di queste ore la notizia che Ponti si è classificato al II posto nella II Rassegna Nazionale di Amantea (Calabria ) per il Teatro nelle Scuole Superiori; ha registrato anche il premio come miglior attore e migliori musiche, assegnati rispettivamente a Luigi Biancoli e Anna Milella.

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